Taccuini
معرفی کتاب «Taccuini» نوشتهٔ Sergej Dovlatov; Laura Salmon، منتشرشده توسط نشر Sellerio Editore Palermo در سال 2016. این کتاب در فرمت epub، زبان it ارائه شده است. «Taccuini» در دستهٔ بدون دستهبندی قرار دارد.
Sergej Dovlatov, straordinario umorista leningradese di origine ebraico-armena, distingueva tra il narratore e lo scrittore. «Il narratore parla di come la gente vive, lo scrittore del motivo per il quale vivere». Lui si sentiva un narratore. «Le cose divertenti, Sergej non le inventava – scrisse di lui un amico – le trovava. Scovava l’umorismo esattamente nei luoghi in cui nessuno l’avrebbe cercato». Fu costretto a emigrare alla fine degli anni Settanta dall’Unione Sovietica per il suo atteggiamento anticonformista e per quello che scriveva (racconti clandestini sulla sua vita di letterato spiantato in giro tra i paradossi quotidiani, di cui era contemporaneamente protagonista e narratore). Quando andò in esilio a New York non dovette cambiare di molto l’ispirazione del suo umorismo; i temi universali: l’uomo, l’assurdo, la grandezza poetica di chi resiste nel suo piccolo all’omologazione, il «regime» vero interno a ciascuno ossia la piattezza esistenziale. Il suo sguardo spogliava ridendo il totalitarismo burocratico del socialismo realizzato, e successivamente il consumismo immemore del capitalismo senz’anima. E in entrambi i casi il suo amaro sorriso riesce in una specie di miracolo lirico: una forza scettica, paradossale, che destruttura il senso comune, a mostrare l’assurdo cuore del conformismo, ma che contemporaneamente trasmette un inebriante desiderio di tolleranza, di fratellanza con tutti. Dovlatov chiamava questo «il sorriso della ragione». I Taccuini comprendono due parti: Solo per Underwood (Leningrado1967-1978) e Solo per IBM (New York1979-1990). Sono miniature e frammenti in cui si fondono il racconto breve, l’aforisma, l’aneddoto, la parodia per ritrarre i personaggi che popolavano le giornate dell’autore e la storia del suo paese. Assieme formano l’affresco di una stagione culturale, per diversi motivi esemplare, tra l’URSS al tramonto e l’esilio. Ma, ben oltre il tempo e lo spazio in cui si collocano, resta il tipico aroma di tutte le cose scritte da questo autentico erede della tradizione classica russa: la divertita e un po’ malinconica saggezza dello scettico. Sergej Dovlatov, straordinario umorista leningradese di origine ebraico-armena, distingueva tra il narratore e lo scrittore. Il narratore parla di come la gente vive, lo scrittore del motivo per il quale vivere. Lui si sentiva un narratore. Le cose divertenti, Sergej non le inventava scrisse di lui un amico le trovava. Scovava lumorismo esattamente nei luoghi in cui nessuno lavrebbe cercato. Fu costretto a emigrare alla fine degli anni Settanta dallUnione Sovietica per il suo atteggiamento anticonformista e per quello che scriveva (racconti clandestini sulla sua vita di letterato spiantato in giro tra i paradossi quotidiani, di cui era contemporaneamente protagonista e narratore). Quando and in esilio a New York non dovette cambiare di molto lispirazione del suo umorismo; i temi universali: luomo, lassurdo, la grandezza poetica di chi resiste nel suo piccolo allomologazione, il regime vero interno a ciascuno ossia la piattezza esistenziale. Il suo sguardo spogliava ridendo il totalitarismo burocratico del socialismo realizzato, e successivamente il consumismo immemore del capitalismo senzanima. E in entrambi i casi il suo amaro sorriso riesce in una specie di miracolo lirico: una forza scettica, paradossale, che destruttura il senso comune, a mostrare lassurdo cuore del conformismo, ma che contemporaneamente trasmette un inebriante desiderio di tolleranza, di fratellanza con tutti. Dovlatov chiamava questo il sorriso della ragione. I Taccuini comprendono due parti: Solo per Underwood (Leningrado 1967-1978) e Solo per IBM (New York 1979-1990) . Sono miniature e frammenti in cui si fondono il racconto breve, laforisma, laneddoto, la parodia per ritrarre i personaggi che popolavano le giornate dellautore e la storia del suo paese. Assieme formano laffresco di una stagione culturale, per diversi motivi esemplare, tra lURSS al tramonto e lesilio. Ma, ben oltre il tempo e lo spazio in cui si collocano, resta il tipico aroma di tutte le cose scritte da questo autentico erede della tradizione classica russa: la divertita e un po malinconica saggezza dello scettico. Poco prima della sua morte improvvisa Sergej Dovlatov stava preparando per la stampa la prima edizione integrale dei Taccuini. Essi rappresentano annotazioni svariate, riguardanti sia la vita sovietica, fino al 1978, che il periodo dell'emigrazione, ovvero la vita americana e il mondo russo in esilio (New York 1979-1990). Queste pagine, sono un originale e complesso esperimento alchemico: sotto forma di appunti di carattere eterogeneo, si succedono nel libro micro-testi autonomi, più o meno brevi, che potrebbero etichettarsi, a seconda dei casi, come miniature narrative, aforismi, giochi di parole, aneddoti autobiografici. Fantasia e cronaca, storia e assurdo, raffinatezza e squallore si fondono nei Taccuini, così come nelle altre opere di Dovlatov.
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