Sul confine italo-svizzero 1943-1945: Il labile destino di alcuni profughi ebrei
معرفی کتاب «Sul confine italo-svizzero 1943-1945: Il labile destino di alcuni profughi ebrei» نوشتهٔ Carla Rossi، منتشرشده توسط نشر Receptio Academic Press در سال 2020. این کتاب در فرمت pdf، زبان it ارائه شده است.
«Sul confine italo-svizzero 1943-1945»: il labile destino di alcuni profughi ebrei è una ricerca condotta tra il 2016 e i primi mesi del 2020, patrocinata dalla Fondazione Internazionale RECEPTIO e dalla Fondazione UBS per la Cultura; nell’ottobre del 2020 ha ottenuto un sussidio per la pubblicazione dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica. Sebbene la politica della Confederazione in merito all’emergenza dei profughi ebrei, dal 1943 al 1945, a livello nazionale, sia ben conosciuta, non si è ancora sufficientemente indagato sia sulle iniziative della popolazione civile che viveva sui due lati del confine (che ebbe un ruolo fondamentale nel salvare, o tradire, gli ebrei in fuga), sia sull’atteggiamento dei singoli funzionari elvetici presenti alle dogane. Le direttive dell’agosto del 1942 decretarono il respingimento dei profughi civili; quelle del dicembre dello stesso anno estesero il confine a una fascia di 12 km, entro cui i fuggiaschi catturati andavano immediatamente respinti. Nei giorni successivi l’Armistizio, l’accoglienza o il respingimento dei profughi dipese da fattori estremamente aleatori, quali il giorno o l’ora dell’espatrio (con misure severe in certe ore del giorno, maggiore flessibilità in altre) e, più di ogni altra cosa, dall’arbitrarietà con la quale le direttive vennero interpretate dai funzionari. Dal 1937 e ancor più dopo l’emanazione delle leggi razziali in Italia (1938), i profughi provenienti dalla penisola, in transito per il Ticino e il Vallese, rischiavano di venire respinti e rimpatriati, ma potevano proseguire per la Francia se passavano per i Grigioni: «Abbiamo fatto l’esperienza», scrisse la polizia cantonale grigionese nel 1937, «che questa gente di norma sparisce rapidamente dalla Svizzera. [...] Quando simili elementi erano senza mezzi, li abbiamo anche lasciati lavorare per breve tempo nel cantone, affinché potessero guadagnare i mezzi per proseguire il viaggio». Il complesso lavoro di ricerca qui edito è incentrato non sulle istituzioni (le cui politiche sono comunque contestualizzate), ma sulle persone che vissero e operarono sui due lati del confine italo-svizzero, durante la Shoah. Si sono ricostruite le vicende sia di alcuni "salvati", che vennero accolti dalla Confederazione Elvetica tra il 1943 e il 1945, sia di alcuni "sommersi", respinti alla frontiera (spesso arrestati e deportati, non appena rientrati in Italia), per comprendere come funzionarono le reti di salvataggio allestite da chi, mettendo a repentaglio la propria incolumità, soccorse gli ebrei in fuga. Si è inoltre analizzato l'atteggiamento nei confronti dei fuggiaschi da parte dei funzionari elvetici che si trovarono in quegli anni a operare sul confine.- Carla Rossi, scrittrice e filologa svizzera, è Docente titolare di Filologia Romanza presso l'Università di Zurigo. Dal 1991, ha pubblicato saggi, opere di narrativa e traduzioni dal tedesco per Sellerio. - In copertina: Liliana Latis (1921-1944)
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