La fabbrica del passato : autobiografie di militanti comunisti (1945-1956)
معرفی کتاب «La fabbrica del passato : autobiografie di militanti comunisti (1945-1956)» نوشتهٔ Mauro Boarelli; Carlo Ginzburg، منتشرشده توسط نشر Quodlibet srl در سال 2021. این کتاب در فرمت epub، زبان it ارائه شده است.
Nel primo decennio del dopoguerra, il Partito comunista italiano obbligava i suoi militanti a narrare pubblicamente e a scrivere la propria autobiografia. Questa pratica era importata dall’Unione Sovietica, ma le sue radici erano ancora più antiche della Rivoluzione d’ottobre. Perché il partito rivolgeva alla propria base una simile richiesta? Perché i militanti aderivano senza riserve (almeno in apparenza) a una pratica che provocava anche sofferenza? Qual era l’intreccio tra la coazione e il desiderio di scrivere? Il libro intende rispondere a queste domande sulla base del più vasto fondo documentario esistente in Italia, che raccoglie oltre milleduecento autobiografie scritte da comunisti bolognesi. La ricerca intreccia molteplici punti di osservazione: il rapporto tra la pratica autobiografica e la religione, la riproduzione degli squilibri nei processi di alfabetizzazione come fondamento dei rapporti di potere all’interno dell’organizzazione politica, l’importanza delle letture dei militanti nella costruzione dei racconti, e infine gli scarti tra la narrazione e la norma che pretendeva di regolarla. Nel primo decennio del secondo dopoguerra, il Partito comunista italiano obbligava i suoi militanti a narrare pubblicamente e a scrivere unautobiografia. Questa pratica era importata dallUnione Sovietica, ma le sue radici erano ancora pi antiche della rivoluzione dOttobre. Perch il partito rivolgeva alla propria base una simile richiesta? Perch i militanti aderivano senza riserve (almeno in apparenza) a una pratica che provocava anche sofferenza? Qual era lintreccio tra la costrizione e il desiderio di scrivere? Il libro intende rispondere a queste domande sulla base del pi vasto fondo documentario esistente in Italia, che raccoglie oltre milleduecento autobiografie. La ricerca intreccia molteplici punti di osservazione: il rapporto tra la pratica autobiografica e la religione, luso della scrittura per la costruzione di rapporti gerarchici allinterno dellorganizzazione politica, i libri letti dai militanti nel loro percorso di formazione, gli scarti tra la narrazione e la norma che pretendeva di regolarla. A cento anni dalla fondazione del Pci, torna in una nuova edizione un libro che ha esplorato nuove strade per ricostruire e raccontare la storia politica del dopoguerra. Chi legge La fabbrica del passato ha scritto Carlo Ginzburg nella prefazione avr a tratti limpressione di immergersi in un libro di fantascienza: unesperienza che laiuter a guardare con occhi nuovi lenigmatico presente in cui viviamo. "Nel primo decennio del dopoguerra, il Partito comunista italiano obbligava i suoi militanti a narrare pubblicamente e a scrivere la propria autobiografia. Questa pratica era importata dall'Unione Sovietica, ma le sue radici erano ancora più antiche della rivoluzione d'Ottobre. Perché il partito rivolgeva alla propria base una simile richiesta? Perché i militanti aderivano senza riserve (almeno in apparenza) a una pratica che provocava anche sofferenza? Qual era l'intreccio tra la coazione e il desiderio di scrivere? Il libro intende rispondere a queste domande sulla base del più vasto fondo documentario esistente in Italia, che raccoglie oltre milleduecento autobiografie scritte da comunisti bolognesi. La ricerca intreccia molteplici punti di osservazione: il rapporto tra la pratica autobiografica e la religione, la riproduzione degli squilibri nei processi di alfabetizzazione come fondamento dei rapporti di potere all'interno dell'organizzazione politica, l'importanza delle letture dei militanti nella costruzione dei racconti, e infine gli scarti tra la narrazione e la norma che pretendeva di regolarla."--Page 4 of cover
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