معرفی کتاب «Il mondo ha bisogno dei poeti: Interviste e autocommenti 1948-1990 (Italian Edition)» نوشتهٔ Giorgio Caproni; a cura di Melissa Rota; introduzione di Anna Dolfi، منتشرشده توسط نشر Firenze University Press در سال 2014. این کتاب در فرمت pdf، زبان it ارائه شده است.
The interview: intriguing and seemingly easy, yet it can sometimes be stressful. In any case, that is what Caproni thought. He was also convinced that only in the relationship with the reader could poetry find "its real value" and its possibility of existence. For this reason, by bending gracefully and reluctantly to questions, over the years he accepted to guide his interlocutors in the mysterious and elusive world of art, where ideas and emotions are produced only with the "music of words". To help us grasp that impregnable music, in this poignant and ironic book, Caproni tells the reader about vital dwellings (Genoa, Livorno), larch figures, youthful passions, immediate wounds (Olga, the war), the need to write, to translate and to know, and about Proust’s introjection of the past on the "tissue paper of memory". Many are the pieces which have been rebuilt and assembled for the first time thanks to Melissa Rota’s precious and accurate research work. For over one hundred and forty times, the interviews return (as Anna Dolfi underlines in the beautiful introduction) beyond any rhetoric and magnification, le grain de la voix, le grain de la vie of a 'heretical' intellectual, who was free in his choices and in determining his own destiny. So much so that subtle melancholy guides us in following these pages for too long, forgetting the signs of a vocation, and the 'tremor' that, by a career, left the violinist's nervous flicks to the unmistakable look of the verses to come.
Intrigante e apparentemente facile, l’intervista può a volte essere generatrice di stress. In ogni caso è quello che pensava Caproni, che però era anche convinto che solo nel rapporto con il lettore la poesia potesse trovare il “suo reale valore” e la sua possibilità di esistenza. Per questo, piegandosi con garbo e ritrosia alle domande, accettò negli anni di guidare i suoi interlocutori nel mondo misterioso e inafferrabile dell’arte, là dove si producono idee e emozioni con la sola “musica delle parole”. Per aiutarci ad afferrarla, quella imprendibile musica, in questo libro struggente ed ironico, ci parla delle dimore vitali (Genova, Livorno), delle figure lariche, delle passioni giovanili, delle ferite immedicate (Olga, la guerra), del bisogno di scrivere, tradurre, conoscere, e della proustiana introiezione del passato sulla “carta velina della memoria”. Per oltre centoquaranta volte (tanti sono i pezzi ricostruiti e riuniti adesso per la prima volta grazie al prezioso e accurato lavoro di ricerca di Melissa Rota) le interviste restituiscono – come sottolinea Anna Dolfi nella bella introduzione – al di fuori di ogni retorica e gigantografia, le grain de la voix, le grain de la vie di un intellettuale ‘eretico’, libero nelle scelte e nella determinazione del proprio destino. Sì che una sottile malia ci guida nel seguire su queste pagine troppo a lungo dimenticate i segni di una vocazione, e il ‘tremore’ che, stroncando una carriera, lasciò gli scatti nervosi del violinista all’inconfondibile piglio dei versi a venire. G. Caproni (1912-1990) è sicuramente tra i grandi autori del Novecento europeo. A latere di una ricca attività di narratore, traduttore, saggista, è alla poesia, tradotta ormai integralmente anche all’estero, e in Italia raccolta nel “Meridiano” dell’ Opera in versi, che è legata l’importanza del suo nome.
A. Dolfi insegna Letteratura Italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze ed è socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Tra i migliori studiosi di Leopardi e di narrativa e poesia del Novecento, ha pubblicato un libro su Caproni, la cosa perduta e la malinconia (Genova, San Marco dei Giustiniani, 2014).
M. Rota si è laureata in Letteratura Italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze e fa parte di un gruppo di ricerca diretto da Anna Dolfi che si occupa di edizione e catalogazione di testi contemporanei.
Intrigante e apparentemente facile, l'intervista può a volte essere generatrice di stress. In ogni caso è quello che pensava Caproni, che però era anche convinto che solo nel rapporto con il lettore la poesia potesse trovare il "suo reale valore" e la sua possibilità di esistenza. Per questo, piegandosi con garbo e ritrosia alle domande, accettò negli anni di guidare i suoi interlocutori nel mondo misterioso e inafferrabile dell'arte, là dove si producono idee e emozioni con la sola "musica delle parole". Per aiutarci ad afferrarla, quella imprendibile musica, in questo libro struggente ed ironico, ci parla delle dimore vitali (Genova, Livorno), delle figure lariche, delle passioni giovanili, delle ferite immedicate (Olga, la guerra), del bisogno di scrivere, tradurre, conoscere, e della proustiana introiezione del passato sulla "carta velina della memoria". Per oltre centoquaranta volte (tanti sono i pezzi ricostruiti e riuniti adesso per la prima volta grazie al prezioso e accurato lavoro di ricerca di Melissa Rota) le interviste restituiscono, come sottolinea Anna Dolfi nella bella introduzione, al di fuori di ogni retorica e gigantografia, le grain de la voix , le grain de la vie di un intellettuale 'eretico', libero nelle scelte e nella determinazione del proprio destino. Sì che una sottile malia ci guida nel seguire su queste pagine troppo a lungo dimenticate i segni di una vocazione.