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Francesco Jovine scrittore molisano ; [atti del Convegno di Studi sulla Figura e l'Opera di Francesco Jovine (Guardialfiera, 11 novembre 1990), a quarant'anni dalla morte

معرفی کتاب «Francesco Jovine scrittore molisano ; [atti del Convegno di Studi sulla Figura e l'Opera di Francesco Jovine (Guardialfiera, 11 novembre 1990), a quarant'anni dalla morte» نوشتهٔ Francesco D'Episcopo (a cura di)، منتشرشده توسط نشر Edizioni Scientifiche Italiane spa در سال 1994. این کتاب در فرمت pdf، زبان it ارائه شده است.

Alla memoria di Francesco Jovine I cafune te 'ritten' i hianche che l'ogne di mane, come se fusse nu cane regnuse: Montepeluse. Chi piede nell'acque du hiume t'addubrme de notte chi 'rille e cevette e de iuòrne pazzìe chi sierpe e lesciérte che te nascene 'n cuorpe. U ponte de Sand'Andonie che 'n-uocchie rapierte tammènte e dalle voce 'a gente che zappe e che 'ratte sauce sicche e necchiareche vecchie. \* È il testo di una poesia di Giovanni Cerri, conservata presso la Biblioteca «Pasquale Albino» di Campobasso. Reca la data del 5 giugno 1969 (N.d.c.) ## MONTEPELOSO I cafoni ti grattano i fianchi con le unghie delle mani, come se fossi un cane rognoso: Montepeloso. Con i piedi nell'acqua del fiume t'addormenti di notte con i grilli e le civette e di giorno giochi con 1 serpi e le lucertole che ti nascono in corpo. Il ponte di Sant Antonio con un occhio (arco) aperto guarda e dà voce alla gente che zappa e che gratta salici secchi e terreni sterili vecchi. E quando il Biferno è in piena d'inverno e si porta terreno e sementi -con le braccia appese e gli occhi sbigottitiquella povera gente và dietro la piena che sprofonda speranze e lavoro: nel mare del cuore. bei \_ VEE. l i i cninig è ine Wta 4 nd jp Pei Se ni INTRO DUZIO NI LO SCRITTORE, L'UOMO Un grigio e ventoso pomeriggio di novembre, a Guardialfiera, per inaugurare un monumento alla memoria di Francesco Jovine, per celebrare un convegno sulla sua opera, a quarant'anni dalla morte. Un convegno promosso dal Centro Studi «Molise 2000» e dal suo entusiasta presidente, Vincenzo di Sabato; un incontro di studi, ma anche un momento di comunicazione cordiale con la figura di Ciccio Jovine, che a Guardialfiera respirò la prima meraviglia del vivere e coltivò la passione del narrare, del raccontare, anche presso il camino di mio nonno, don Peppe Lalli, notaro, attraverso la famiglia Loreto, congiunto da vincoli di parentela con la madre di don Ciccio. Nella fotografia di copertina, mio nonno, ultimo a destra, e lo scrittore, terzultimo a destra, sono vicini in una divagante sortita nelle campagne di Guardialfiera. Campagne, che il padre di Jovine, agrimensore, aveva percorso e misurato, trasmettendo al figlio la memoriale rapsodia di «un mondo defunto», secondo la celebre dedica di Signora Ava. Un convegno, che ho avuto l'onore e il piacere di coordinare, forse per le molteplici e silenziose ricerche compiute, nel corso degli anni, sul narratore (ma anche poeta) guardiese, confortato dall'amichevole afflato di un pubblico variegato, in cui figuravano i più autorevoli esponenti della cultura, dell'economia, della politica molisane, ma anche la gente di tutti i giorni, che Jovine tanto amava e sentiva sangue del suo sangue. Un incontro attento, ma anche amoroso, con l'opera e la figura di uno degli scrittori più rappresentativi dell'inquieto Novecento letterario, soprattutto per la sua consapevole capacità di calare la nostra isola molisana nel problematico contesto dello smisurato continente meridionale. Gli interventi critici, le testimonianze umane di quel pomeriggio, di quella sera di novembre, vedono finalmente la luce, aggiungendo Introduzioni un particolare, prezioso tassello al mosaico critico e umano sull'autore di Signora Ava e de Le terre del Sacramento, ma anche di altre opere, che attendono una più organica collocazione storica e letteraria. Gli autori dei saggi e delle testimonianze sono tutti molisani: l'opera e la personalità di Jovine si prestano, quindi, ad essere rilette e rivissute dall'interno delle sue radici e dall'esterno di inedite situazioni di vita. Per la prima volta, forse, lo scrittore e l'uomo convivono così intensamente nelle pagine di un libro tutto molisano, che evita però ogni facile cliché di bozzettismo e di folklorismo per porsi come un'autentica riproposta di un uomo, che racconta nei libri la storia di se stesso e della sua gente, senza falsità, senza retorica, con l'amore e la rabbia di chi sente che per il Molise, per il Mezzogiorno, è possibile immaginare, inventare un comune, migliore futuro. È, questo, un libro che, affidato ad un'autorevole casa editrice meridionale, intende congiungere il destino del Molise e del Mezzogiorno a quello di una nazione, di un mondo, tormentati da gravi problemi di coesistenza civile. L'opera di Jovine, la sua vita, così piene di malinconia, di allegria, si offrono ad essere rianimate e ripercorse con una aderenza ed una umanità, realmente capaci di restituire il battito, talvolta segreto e sfuggente, della scrittura e della storia. A una tale prospettiva il presente volume si propone di recare un contributo né episodico né effimero. Francesco D'Episcopo IL MOLISE vERSO IL DUEMILA A meno di un decennio dal 2000forse perché stranamente è così intitolato il nostro «Centro»ci sono voluti quaranta anni dalla sua morte, per inaugurare stasera, in questo scenario, fra personalità illustri, autorità, non meno valenti relatori, familiari dello scrittore, cittadini e tanti ospiti, tutti benvenuti e graditi, un monumento al più intrepido e coraggioso cantore della nostra terra e delle nostre genti: Francesco Jovine di Guardialfiera. Più di uno ci aveva pensato inutilmente in passato. Così, al nascere di questa istituzione, abbiamo inteso raccogliere seriamente, dall'estro di Luciano Gentili, questa voce, rilanciandola rapidamente agli uomini di buon ascolto. Francesco Colitto, un padre della costituzione italiana, l'economista, il politico, il giurista, lo storico; ma soprattutto l'uomo del Molise, l'ha ascoltata e recepita, dichiarandosi disponibile ad erigere l'opera d'arte, con un contributo cospicuo della Banca Popolare del Molise, Introduzioni Ma ci lasciò invece solo da lì a pochi mesi. Questa sera Colitto misteriosamente è qui: cittadino di Guardialfiera. Il suo testamento fu poi rilevato ed onorato dalla nobiltà dei giovani suoi successori: dall'avvocato Franco Mancini, nuovo Presidente, prosecutore fervido della intelligenza e della perspicacia di Colitto. Ed eccoci qui, seppur con qualche crollo di fiducia derivante dalla disincantata realtà in mezzo alla quale si è sviluppata la genesi di questa e di altre avventure; eccoci qui anche ad annotare e divulgare per correttezza, oltre la munificenza della Banca Popolare del Molise, il rinnovato incanto di chi, da sempre, ha amato e sostenuto il Molise:
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